Fra i nuovi lavori mediati da piattaforma, il rider di food-delivery è quello che ha ottenuto la maggior visibilità pubblica. Nel dibattito accademico, una crescente letteratura interdisciplinare ha studiato i rider in riferimento a processi socioeconomici di ampia portata, come la crisi dell’istituzione salario e il cosiddetto management algoritmico. Questa dissertazione indaga il lavoro del rider come un’occupazione specifica e dalla struttura aperta, tentando di fare luce sull’eterogeneità di questo spazio occupazionale. L’intuizione da cui muove la ricerca è che l’incontro fra una “zona d’incertezza dello spazio sociale” (Bourdieu 1998), com’è un’occupazione poco standardizzata su un piano pratico prima ancora che giuridico, e un insieme di traiettorie sociali molto eterogeneo, abbia prodotto un’elevata differenziazione interna alla pratica lavorativa. Ovvero, modi diversi di fare e di attribuire significato a questo mestiere, che vengono schematizzati in una tipologia conclusiva.\nLo studio indaga le pratiche effettive e il lavoro materiale alla base di questa occupazione, muovendosi entro tre principali orizzonti teorici: la sociologia delle professioni, le teorie delle pratiche – in particolare, un approccio disposizionale – e gli STS che hanno indagato il ruolo della tecnologia nei processi organizzativi. Da un punto di vista metodologico, la dissertazione si basa su una ricerca mixed-methods svolta a Milano nel 2020, incentrata su una «partecipazione osservante» (Wacquant 2010) di sette mesi, nonché sull’impiego di strumenti di osservazione standard – un questionario a 130 rider – e non standard – 21 interviste biografiche a rider, interviste a manager di piattaforme, ristoranti, dispatcher.